MINACCE INVISIBILI: LA RADIOATTIVITA’ SILENZIOSA DEL RADON, IN AGGUATO NELLE NOSTRE CASE

Tra le possibili minacce provenienti dal sottosuolo si annovera certamente quella costituita dal gas radon, la cui radioattività fu scoperta nel 1898 dalle ricerche di Marie Curie, Premio Nobel per la Fisica nel 1903. Il radon è un gas naturale prodotto dal decadimento dell’uranio. Presente in alcune rocce sotterranee, si sprigiona verso l’alto. «Può essere trasportato anche a lunghe distanze rispetto al luogo di origine da elementi fluidi e, pertanto, può essere presente anche nelle falde acquifere», ricorda l’architetto umbro Adriano Brozzetti, specializzato in bioarchitettura. All’esterno, il radon viene chiaramente disperso nell’aria, mentre nelle case c’è il rischio concreto che si possa accumulare. La sua radioattività potrebbe in effetti causare danni alla salute: se inalato, il radon «ha gli stessi effetti che producono moltissime radiografie al torace». Va da sé che la presenza massiccia di questo insidioso gas possa anche accrescere il rischio di tumori polmonari.

Il radon, ricorda Brozzetti, è un gas inodore e incolore, quindi non facilmente individuabile se non con strumenti specifici per la sua rilevazione. Un personaggio come Giampaolo Giuliani, già tecnico aerospaziale in forza al laboratorio del Gran Sasso, considera il radon un importante precursore dei terremoti: rilevare l’accresciuta concentrazione di radon, sostiene Giuliani, può svelare in anticipo la probabilità che un sisma si verifichi. L’emissione del radon nell’ambiente – scrive ancora l’architetto Brozzetti, sul suo sito – può essere generato da alcuni materiali edili, dalle acque potabili, dal suolo e dal sottosuolo. «Da studi eseguiti su rocce, la radioattività è maggiore nella pozzolana e nel peperino del Lazio, nel tufo della Campania e nella lava del Vesuvio, ma, seppure in quantità ridotte, è presente anche in altre rocce come i graniti». Anche nei cementi pozzolanici e con scorie di altoforno, aggiunge Brozzetti, è stata riscontrata la presenza di questo elemento radioattivo, così come nei gessi chimici e nelle argille contenenti alluminio.

«I materiali edili contenenti il radon, se usati all’esterno dell’abitazione, non producono alcun effetto sulla salute», assicura l’architetto. «Le persone più esposte agli effetti del radon sono sicuramente i minatori, che hanno una maggiore potenzialità di avere forme tumorali ai polmoni». Nella casa, invece, la presenza del radon «si risolve con accorgimenti tecnici cercando di sigillare tutte le murature, soprattutto negli scantinati e nelle intercapedini». I materiali potenzialmente radioattivi, come il tufo, vanno protetti con adeguati intonaci. L’architetto consiglia di realizzare una ventilazione interna naturale e, dove non è possibile, di tipo meccanico. «E’ possibile istallare dei rilevatori di radon, oppure verificare la sua presenza tramite personale specializzato», privato o in servizio presso le Asl.

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