PENTATER E IL SEGRETO DEL PIPISTRELLO: USARE LE FREQUENZE CHE NON SI VEDONO, MA SONO DECISIVE

Il trucco c’è, ma non si vede. E magari non è nemmeno un trucco, ma qualcosa di concretamente fisico: come le onde elettromagnetiche che noi stessi che emettiamo, e quelle che invece ci attraversano, innocue e non. E’ la materia di cui si occupa Pentater, mettendo insieme avanzate acquisizioni scientifiche, quantistiche e mediche. Il punto è semplice: trovare la chiave di molti problemi quotidiani nel mondo dell’invisibile, che ci vive accanto spesso a nostra insaputa. Possibile che possa incidere tanto, nel nostro benessere, qualcosa che non si vede? Un esempio ce lo fornisce un animaletto come il pipistrello: vola emettendo suoni ad altissima frequenza, che non riusciamo a udire. Solo così, emettendo ultrasuoni, riesce a scansare gli ostacoli e catturare gli insetti di cui si nutre. Ma da quanto tempo lo conosciamo, il “trucco” del pipistrello? Non da moltissimo.

Il fenomeno, ricorda l’enciclopedia Treccani, fu scoperto soltanto nel 1938, quando lo zoologo statunitense Donald Griffin riuscì a captare delle emissioni di ultrasuoni da pipistrelli, usando un apposito apparecchio appena progettato. Fu così finalmente possibile comprendere un fatto misterioso, osservato nel 1793 da Lazzaro Spallanzani: incuriosito dal fatto che i pipistrelli fossero capaci di catturare le loro prede e di trovare la strada anche in luoghi molto bui, il biologo italiano ne aveva catturati alcuni, li aveva accecati e poi liberati di notte. Quei pipistrelli volavano e inseguivano le loro prede esattamente come prima, e il loro stomaco risultò pieno di insetti proprio come quello dei pipistrelli normali. Sbalordito, Spallanzani scrisse che i pipistrelli dovevano possedere una sorta di misterioso sesto senso. Più tardi, arrivò a intuire la soluzione: i pipistrelli risultavano finalmente disorientati se privati dell’udito, anziché della vista.

Soltanto nel ‘900, la scienza raggiunse la conclusione che Spallanzani aveva evocato: per dirigere il loro volo e l’attività di caccia, i pipistrelli usano i suoni da loro emessi. Oggi, questa modalità si chiama “ecolocazione a ultrasuoni”. Quando un pipistrello vola, emette con regolarità degli impulsi ultrasonori; quando gli impulsi incontrano un ostacolo, vengono riflessi e ritornano verso l’animale come un’eco. A seconda della qualità degli echi, i pipistrelli riescono non solo a localizzare gli ostacoli, ma anche a dedurne la natura: infatti danno la caccia e mangiano “ostacoli” come gli insetti, mentre ne evitano altri, come ad esempio fili dell’elettricità, muri, alberi o altri pipistrelli in volo. Questa piccola storia insegna che l’invisibile può essere di fondamentale importanza: per il pipistrello, è questione di vita o di morte. Molti accolsero con perplessità, nel Settecento, le intuizioni di Lazzaro Spallanzani. Oggi, per fortuna, è la fisica quantistica a confortare il funzionamento dei dispositivi Pentater: anch’essi si misurano con ciò che non si vede. E funzionano, esattamente come l’infallibile udito del pipistrello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.