TUMORE ALL’ORECCHIO, COLPA DEL TELEFONO: UNA SENTENZA STORICA CONTRO L’ELETTROSMOG

In mancanza di politiche governative per la precauzione, la conferma del danno arriva da una sentenza in tribunale: il telefono cellulare causa il tumore all’orecchio. Ne è stato colpito un dipendente Telecom, Roberto Romeo, al quale il giudice aveva già dato ragione nel 2017. La conferma è giunta nel gennaio 2020 dalla Corte d’Appello di Torino: «Esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale, secondo criteri probabilistici». Si tratta del primo caso assoluto di un danneggiato da elettrosmog in ambito lavorativo, su cui due diversi tribunali hanno emesso due sentenze di merito favorevoli. Nel 2012, come ricorda il “Fatto Quotidiano”, un altro lavoratore (di Brescia) s’era visto riconoscere il nesso tra tumore e cellulare in Appello e poi in Cassazione.

Quella riguardante Romeo è dunque una sentenza storica: un pronunciamento che farà discutere, visti i pareri espressi sull’entità del pericolo invisibile. Inoltre, la magistratura torinese sospetta che non siano imparziali le autorità deputate a emettere pareri in materia. I giudici criticano ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità, perché «usa in modo inappropriato i dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali», e in più «non tiene conto dei recenti studi sperimentali su animali». Pur dichiarandosi incerto sugli effetti associati ad un uso intenso e prolungato del cellulare, l’Istituto «non ha diramato raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione, in particolare per i bambini e gli adolescenti».

La Corte torinese, poi, avalla accuse e denunce di conflitto d’interessi che minerebbero gli esiti dell’Icnirp, la Commissione Internazionale per la Protezione dalle onde non ionizzanti. L’Icnirp, rilevano i magistrati, è solo «un’organizzazione privata, le cui linee-guida hanno una grande importanza economica e strategica per l’industria delle telecomunicazioni, con la quale peraltro diversi membri hanno legami attraverso rapporti di consulenza». A parte possibili legami con l’industria, secondo i giudici «appare evidente che i membri dell’Icnirp dovrebbero astenersi dal valutare l’effetto sulla salute che l’Icnirp stesso ha già dichiarato sicuri e quindi non nocivi per la salute».

Secondo Maurizio Martucci, del “Fatto Quotidiano”, appaiono dunque «fumose» le critiche avanzate contro gli studi indipendenti per la cancerogenesi da radiofrequenze e onde non ionizzanti prodotti dall’americano National Toxicology Program e dall’Istituto Ramazzini di Bologna. Come ripete l’avvocato Stefano Bertone, legale di Romeo, dalla motivazione della sentenza torinese si capisce che «siccome l’industria ha interesse all’esito degli studi, chi lavora per lei o con suoi soldi esprime pareri meno attendibili di chi fa ricerca senza tornaconto». Secondo molti osservatori, la sentenza di Torino – che accende un riflettore sul problema del legame tra elettrosmog e salute – mette in allarme anche i cittadini che si stanno preparando a pretendere più trasparenza (e cautela) nell’introduzione del wireless 5G.

L’articolo del Fatto Quotidiano:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/14/cellulare-e-tumori-una-sentenza-conferma-il-nesso-e-ora-la-posta-in-gioco-e-sempre-piu-alta/5670809/

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